Contratti: Tempo Parziale V/S Tempo Determinato

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In questo articolo affrontiamo il tema dell’impiego di personale con le forme contrattuali evocate dal titolo. Sono forme comunemente definite “flessibili” per la loro peculiare proprietà di modificare il rapporto di lavoro in base a degli accordi personalizzati tra Azienda e Lavoratore oppure gestite da leggi e decreti, ma sono contratti che hanno come controindicazione la pericolosità di elevare il precariato a forma unica se continuamente somministrati, compromettendo ulteriormente la struttura portante di questo mondo lavorativo che è costantemente sotto pressione e seriamente provato per questi lunghi anni trascorsi in recessione non ancora terminati.

Il denominatore comune di questi contratti ( Part-time e C.T.D.) è la limitazione del tempo lavorativo effettuato dal dipendente quale risparmio in termini di costi del lavoro per il datore. Ogni azienda piccola o grande ha fissato tra gli obiettivi principali il risparmio e il ruolo del contratto di lavoro in questo contesto esprimendoci in termini da alchimisti è come quello della pietra filosofale che tramuta il piombo in oro. Questo si evidenzia anche alla luce delle incessanti richieste di flessibilità in ingresso da parte delle aziende, dalle ultime novità espresse dal governo attraverso i decreti e il varo di nuove leggi, dalle continue iniziative che propongono incentivi per i lavoratori che tramutano il rapporto di lavoro da Full a Part-time e dalla non trascurabile azione negativa delle delocalizzazioni.

In altre parole il lavoro a tempo indeterminato e full-time oggi è ritenuto anti-economico per le aziende. Le stesse adottano sempre più spesso dei dispositivi propedeutici a limitarne o a economizzarne l’utilizzo. L’esperienza e la professionalità garantite dal lavoratore attraverso gli anni di servizio sono state esautorate e sostituite dalla dinamicità di un rapporto che “brucia” letteralmente il giovane dipendente (nel caso dei C.T.D)  e offre al “Mercato” un prodotto finale di scarsa qualità, oppure fa risparmiare sottopagando anche “previdenzialmente” il lavoratore Part-time che per senso del dovere e onestà personale continua quotidianamente la sua attività ben oltre l’orario previsto. Entrambi, nella stragrande maggioranza dei casi rimarranno  delusi dalla vana promessa di una trasformazione “Full-indeterminato”del proprio rapporto di lavoro.

Anche le ultime iniziative promosse dal governo, come la riforma dei contratti a tempo determinato, collocata nel bel mezzo di un periodo oltremodo delicato per l’economia dell’intero paese e definita urgente per il rilancio dell’occupazione è in verità solo più favorevole ed economica per le aziende e rende ancor più”precario” il concetto stesso di lavoro per noi comuni mortali. Inoltre questa forma “allungata” vanifica per le sue qualità competitive in termini di costi le iniziative di “Formazione” rivolte ai giovani lavoratori e contenute all’interno dello stesso decreto-legge, iniziative che se seriamente applicate darebbero un concreto spiraglio di luce su un futuro sempre più incerto.

Questi sono tempi per affrontare temi come Salario, Qualità della vita lavorativa e privata, riconquista dei Valori primari resi secondari dal “futile ma necessario”, Formazione lavorativa e civica, Ricerca come prospettiva di crescita, applicazione nel mondo reale della parola “Cultura”… Questi sono i punti su cui agire concretamente se si vuole sinceramente dare una urgente spinta di crescita e di reale progresso a questa nostra Italia sempre più precaria e ben lontana dall’essere un Paese dove Tutti offrono il proprio contributo alla crescita e al benessere di Tutti.

La Redazione

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