Pubblichiamo il comunicato della Segreteria Nazionale relativo al “Contratto di programma” sottoscritto dall’A.D di Poste Italiane s.p.a e il Ministro dello Sviluppo economico . Buona letttura e buon commento. La Redazione
COMUNICATO
Abbiamo più volte denunciato la grave situazione in cui versa il servizio di recapito di Poste Italiane, che oggi appare senza governo.
Il timore, manifestato sin dall’inizio dalla nostra Organizzazione, che si andasse incontro ad una gestione approssimativa del servizio, viene oggi confermato dal fallimento registrato sul servizio di distribuzione dei giornali e delle raccomandate J+1, che ad oggi, essendo gestiti attraverso processi di esternalizzazione dell’attività e con l’uso strutturale dello straordinario, poco hanno a che vedere con l’idea di razionalizzazioni e di sviluppo che l’azienda immaginava di realizzare attraverso una distribuzione dell’attività lavorativa su 5 giorni.
A pagare purtroppo, oltre che i lavoratori, sono i cittadini, che alla luce di quanto appreso in queste ore, rischiano di subire un peggioramento del servizio da parte di Poste Italiane.
Il Contratto di Programma già siglato dall’AD di Poste Italiane ing. Sarmi e il Ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, attualmente in attesa di autorizzazione da parte del CIPE, contiene infatti tre elementi che riteniamo essere disastrosi, in prospettiva, per il servizio postale:
- La possibilità di effettuare il recapito del servizio universale a giorni alterni “in presenza di particolari situazioni di natura infrastrutturale o geografica in ambiti territoriali con una densità inferiore a 200 abitanti /kmq e comunque fino ad un massimo di un ottavo della popolazione nazionale. Tale ultimo parametro può essere soggetto ad un margine di tolleranza fino ad un massimo del 5%” .
- La ridefinizione della “propria articolazione base del servizio secondo parametri più economici concordando eventualmente con le autorità locali una presenza più articolata nelle singole aree territoriali, i cui costi non siano a carico della Società stessa”.
Questi due punti, disarticolando di fatto la mission di Poste, mettono in discussione la riorganizzazione dei SP recentemente sottoscritta, ulteriormente aggravata “dall’apertura degli uffici postali a giorni alterni e nelle 18 ore settimanali”.
Si determina infatti un impatto su circa 10 milioni di utenti che riceveranno la posta (giornali compresi) un giorno si ed uno no, venendo di fatto trattati come cittadini di serie A o di serie B in base alle caratteristica del territorio in cui vivono.
Nel merito viene infatti tradito lo spirito del servizio universale, così come lo intendono la Direttiva europea 2008/6/CE e il Dlg che la recepisce. Entrambi prevedono infatti che l’erogazione del servizio debba essere garantita a tutti i cittadini, in qualsiasi luogo, per almeno 5 giorni a settimana.
Inoltre, in un momento storico in cui si registra un forte depauperamento delle risorse degli enti locali, sembra essere una beffa delegare agli stessi enti, la determinazione a proprio carico della permanenza del servizio postale sul proprio territorio.
E’ evidente dunque che il processo di organizzazione del servizio universale non può essere gestito attraverso un Contratto di Programma che non distingue tra tipologia di cliente e orografia del territorio, inoltre riteniamo che oltre a mettere a rischio tutto ciò che è servizio continuativo, questa gestione possa determinare oltre 4.000 nuovi esuberi, che si aggiungerebbero ai 6.000 recentemente gestiti attraverso un sofferto accordo sindacale.
Certi di riscontrare da parte delle altre OO.SS. la stessa determinazione nel contrastare le scelte inopportune che si stanno compiendo, chiediamo a Poste Italiane maggiore coerenza rispetto agli impegni presi a garanzia della tenuta occupazionale e del mantenimento della qualità del servizio universale e al Governo maggiore rispetto delle esigenze dei cittadini e dei servizi da garantire in un Paese civile.
Roma, 16 febbraio
Segreteria Nazionale SLC-CGIL

















Invece la CISL (11/3/13) sostiene che la normativa europea contemplerebbe già il principio di riduzione del servizio a giorni alterni..
“..è la normativa europea che ha configurato il diritto di corrispondenza non giornaliero sempre per il calo di corrispondenza portandola a tre giorni su sei..”
http://www.cislveneto.it/Rassegna-stampa-Veneto/Poste-rischiano-di-sparire-24-portalettere.-Si-sta-discutendo-della-riduzione-del-personale-e-delle-rispettive-aree-di-recapito-da-179-a-155